Analisi n. 1

In termini generali, alcuni eventi sono più importanti di altri per l’evoluzione della coppia di valute NZD/USD. È in particolare il caso quando vengono pubblicate le modifiche di tasso di interesse, a volte drastiche, da parte delle grandi banche centrali di questi due paesi. Da alcuni anni si sono in particolare osservate diverse riduzioni di tasso in Nuova Zelanda in risposta al calo dei prezzi dei prodotti di base.

Analisi n. 2

I dati economici principali come i prezzi al consumo e il tasso di inflazione sono ovviamente importantissimi anche se i dati provenienti dagli Stati Uniti hanno maggiore influenza di quelli provenienti dalla Nuova Zelanda.

Analisi n. 3

Infine, i dati provenienti dal FOMC, il Federal Open Market Committee della Fed, hanno una grande influenza sul dollaro rispetto alle altre valute tra cui l’NZD. Le riunioni di questi organismi avvengono ogni sei settimane e dopo ciascuna di esse viene tenuta una conferenza stampa.

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Informazioni generali sul trading della coppia di valute NZD/USD

Prima di lanciarsi nel trading della coppia di valute NZD/USD bisogna ovviamente comprendere quali siano i vantaggi di questo cross rispetto alle altre coppie di valuta su cui è possibile fare trading sul Forex. Uno dei principali vantaggi di questa coppia di valute è che viene influenzata da dei fattori ben precisi e molto facili da analizzare.

Cominciamo con il ricordare che la Nuova Zelanda e la sua economia sono strettamente legate a quella della Cina. Come mai? Semplicemente perché la Nuova Zelanda è un grande produttore di latte in polvere e la maggior parte delle sue esportazioni di questo prodotto sono destinate alla Cina. Di conseguenza, quando l’economia cinese va bene e si osserva una crescita del PIB di questo paese si osserva anche un’influenza positiva sulla salute economica neozelandese. Infatti, la domanda di latte aumenta inducendo un aumento della quotazione dell’NZD rispetto alle altre valute. Una correlazione similare può anche essere osservata con il dollaro australiano dato che anche l’Australia dipende in gran parte dalla domanda cinese, paese verso il quale esporta oltre un terzo della sua produzione. Come vedremo a seguire, si può osservare una forte correlazione tra l’NZD e l’AUD in termini di evoluzione sui grafici.

Ovviamente, oltre ai differenti indici commerciali ed economici, tra cui la vendita di latte in polvere, ci sono altri elementi che possono influenzare direttamente la quotazione del NZD/USD fra cui, in particolare, le attività della Reserve Bank of New Zeland. Presso questo istituto, ogni mercoledì vengono organizzate delle riunioni i cui comunicati stampa sono molto attesi e seguiti dai trader Forex quanto quelli della statunitense Fed e il rapporto del FOMC. Data la prossimità temporale di questi due importanti comunicati, questo periodo della settimana diventa intenso se si intende investire sul NZD/USD.

Per quanto riguarda l’NZD, si può quindi dire che i principali indici da seguire sono l’indice del prezzo del latte noto come GDT, Global Dairy Trade, e le comunicazioni successive alle riunioni della RBNZ, Reserve Bank of New Zeland. Rivedremo a seguire nel dettaglio tutti gli indici importanti nel trading del NZD/USD.

 

Meglio comprendere il trading del dollaro neozelandese (NZD)

Il dollaro neozelandese (NZD) è ovviamente la moneta ufficiale della Nuova Zelanda. Su di essa non viene fatto molto trading e infatti si classifica in decima posizione fra le valute più scambiate del Forex su cui rappresenta solo il 2% degli scambi. Tuttavia, questa performance rimane apprezzabile dato che la Nuova Zelanda è un paese di piccole dimensioni e che la sua economia non è tra le più importanti al mondo.

In termini generali, la quotazione dell’NZD viene influenzata da due grandi paesi: l’Australia e la Cina. Da notare che la Nuova Zelanda si trova in prossimità geografica diretta dell’Australia e ciò favorisce ovviamente gli scambi commerciali tra i due paesi. Ogni anno oltre il 16% delle esportazioni della Nuova Zelanda è destinato all’Australia e il 13% delle importazioni proviene da questo paese.

Va notato che l’Australia non è comunque il principale partner commerciale della Nuova Zelanda ed è invece con la Cina che il paese realizza la maggior percentuale di scambi. Infatti, ogni anno la Nuova Zelanda realizza il 20% delle proprie esportazioni verso la Cina e le importazioni provenienti da questo paese rappresentano il 17% delle importazioni totali.

L’influenza economica di questi due paesi non è ovviamente l’unico elemento da prendere in considerazione quando si fa trading sul dollaro neozelandese. L’economia della Nuova Zelanda dipende fortemente dall’agricoltura. I prodotti agricoli, fra cui il latte (18%), le carni ovine (6%), il burro (5,2%), le carni bovine (4,2%) e i formaggi (3,1%), rappresentano infatti oltre il 50% delle esportazioni del paese e vengono esportati principalmente verso la Cina. Si comprende quindi meglio la forte relazione che esiste tra l’economia cinese e l’evoluzione dell’NZD.

Un’altra correlazione che è interessante rilevare relativamente all’NZD è quella che si osserva con l’AUD, il dollaro australiano. Sempre per via della forte dipendenza dalle esportazioni dell’economia neozelandese, il dollaro neozelandese risulta estremamente sensibile ai cicli economici internazionali. Di conseguenza, quando si ha un aumento o una ripresa interessante nella crescita mondiale di solito si osserva anche un rialzo della quotazione dell’NZD sul Forex. Si può quindi affermare che i movimenti di questa valuta sono strettamente legati all’assunzione di rischi da parte degli investitori. L’NZD, così come l’AUD, è quindi il contrario di un valore rifugio. Ne consegue che quando l’economia cinese e quella mondiale sono al rialzo queste due valute tendono ad apprezzarsi e viceversa quando l’economia è al ribasso. La fortissima correlazione tra l’AUD e l’NZD può essere osservata consultando i grafici storici di questi due valori. Si tratta di una correlazione positiva con delle variazioni tuttavia un po’ meno ampie per quanto riguarda l’NZD, una leggera differenza che si spiega facilmente per il fatto che i prodotti esportati dai due paesi sono differenti. L’Australia è prima di tutto un esportatore di metalli mentre la Nuova Zelanda è un esportatore di prodotti agricoli che sono dei prodotti di consumo di base e quindi meno esposti alle variazioni dell’economia mondiale e di quella cinese in particolare.

In definitiva, il metodo da applicare al trading del dollaro neozelandese (NZD) è lo stesso del trading del dollaro australiano (AUD) con una volatilità più bassa. Andrà in ogni caso presa in considerazione questa correlazione ma privilegiando l’analisi della salute economica cinese.

 

Meglio comprendere il trading del dollaro statunitense (USD)

Passiamo ora ad alcune informazioni relative al trading del dollaro statunitense (USD). La moneta ufficiale degli Stati Uniti è anche la valuta più scambiata sul Forex e di gran lunga rispetto alle altre valute, dato che da sola genera oltre l’87% degli scambi su questo mercato. Ciò spiega il fatto che il dollaro statunitense sia anche la valuta di riferimento sia nel commercio internazionale che sul mercato dei cambi e che sia considerata come uno dei principali indici della salute economica mondiale.

Il dollaro statunitense è anche conosciuto come un valore rifugio ed è infatti capace di apprezzarsi perfino in dei periodi di crisi economica forte come si può facilmente constatare nei differenti grafici. L’evoluzione rialzista del dollaro statunitense è quindi favorita nei periodi di forte avversione al rischio, come è stato il caso nel 2007/2008 assieme ad un’altra valuta considerata come un valore rifugio: il franco svizzero.  Tra l’altro, si osserva un’interessante correlazione positiva fra queste due valute.

L’evoluzione del dollaro statunitense rispetto alle altre valute, oltre che dall’economia mondiale viene anche fortemente influenzata dall’economia statunitense stessa. Ad ogni modo, la crescita economica di questo paese influisce sull’economia mondiale. Tuttavia, si tratta di una crescita particolarmente soggetta ai cicli economici e, di conseguenza, il paese mostra una delle più forti crescite mondiali in periodo di espansione o di ripresa ma le conseguenze negative sono altrettanto forti nei periodi di rallentamento economico o di recessione. Si può infatti constatare che dal 2009 l’economia statunitense profitta di una crescita molto forte che può essere osservata anche sui grafici dell’USD. Questa valuta ha infatti svolto il suo ruolo di valore rifugio ed è stata spesso correlata positivamente all’evoluzione dell’economia statunitense.

Un altro fattore fondamentale da prendere in considerazione facendo trading sull’USD è l’influenza della Fed, la banca centrale degli USA. Questa ha fatto molto parlare di sé sul Forex in occasione delle varie misure di rilancio dopo la crisi del 2008 fra cui delle forti riduzioni dei suoi tassi di sconto ed altri programmi di rilancio dell’economia che hanno provocato l’aumento dell’inflazione ed hanno quindi influito al ribasso sulla quotazione del dollaro statunitense. Di conseguenza, come si può rilevare nei differenti grafici storici, i due primi programmi della Fed hanno causato un deprezzamento del dollaro statunitense molto forte sul mercato dei cambi con, nel 2009, un effetto sorpresa ed un’economia in piena recessione che hanno aumentato ulteriormente l’impatto sulla valuta e, nel 2011, un secondo programma che, nonostante una netta ripresa dell’economia del paese, ha comunque influenzato negativamente la quotazione del dollaro statunitense. Il terzo programma di rilancio della Fed ha avuto un effetto inverso facendo apprezzare il dollaro statunitense grazie al fatto che le decisioni sono state controbilanciate da una netta crescita dell’economia del paese. Tuttavia, senza i freni dovuti a queste decisioni, il dollaro statunitense avrebbe potuto apprezzarsi maggiormente durante questo periodo ed è quanto poi è accaduto nel 2014 alla fine del programma di rilancio.

Si può quindi concludere che l'evoluzione della quotazione del dollaro statunitense viene influenzata soprattutto dal suo statuto di valore rifugio e quindi dal livello di avversione al rischio ma anche dalla salute economica degli USA. Questi due indici sono sufficienti a determinare la tendenza di fondo di questa valuta ma bisogna tenere conto anche dell'influenza della Fed che può farne variare l’ampiezza e la volatilità.

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