Comprare le azioni Spotify

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Le azioni Spotify hanno recentemente fatto il loro ingresso sul mercato borsistico e già molti investitori se ne interessano da vicino. È per questo motivo che vi proponiamo di scoprire qui tutto quello che si deve sapere a proposito di questo titolo e della maniera di investire online sulla sua quotazione. In questo articolo troverete in particolare delle informazioni relative a questa azienda, alle sue attività, ai suoi concorrenti e ai suoi partner nonché un’analisi della sua introduzione in Borsa, il suo storico economico e delle informazioni circa i suoi punti forti e deboli come attivo finanziario. Sarete così nelle migliori condizioni per prendere delle posizioni strategiche.  

 

Le azioni Spotify in breve

  • Capitalizzazione borsistica totale: non comunicata
  • Numero di titoli: non comunicato
  • Piazza di quotazione: NYSE
  • Mercato: Main Market
  • Indice: NASDAQ
  • Settore di attività: Informatica

 

L’attività della società Spotify

Il gruppo Spotify è una società svedese specializzata nello streaming di musica che gestisce un software e un sito web. Propone un servizio di ascolto istantaneo di musica con un catalogo variegato e molto grande di artisti e album offrendo delle funzionalità specifiche come la possibilità di ascoltare la musica senza essere connessi o di creare delle playlist. Inoltre, Spotify consente agli utenti di acquistare brani e album direttamente tramite un sito di vendita online di cui è partner.

Il gruppo Spotify ha sviluppato un business model che sfrutta principalmente gli introiti pubblicitari. Nella sua versione gratuita, infatti, mentre l’utente ascolta la musica vengono diffusi ad intervalli regolari degli spot pubblicitari. Spotify propone anche una versione a pagamento del proprio software per un importo di 9,99 € al mese, versione senza pubblicità e che consente un ascolto illimitato anche offline. Propone inoltre delle tariffe preferenziali per famiglie e studenti che possono così profittare del servizio a un prezzo ridotto. D’altra parte, Spotify basa la propria strategia commerciale su svariate offerte promozionali nel corso dell’anno che, dando la possibilità di scoprire questo software per una modica cifra durante i primi mesi, gli permettono di conquistare nuovi utenti.

Per proporre ai propri utenti innumerevoli titoli, il gruppo Spotify può contare su dei contratti stretti con le più grandi etichette musicali.

 

Conoscere la concorrenza delle azioni Spotify

Spotify è attualmente il leader mondiale del suo settore di attività, l’ascolto della musica in streaming, di cui è anche pioniere, posizione che gli dà un certo vantaggio. Ma i concorrenti in questo settore in piena espansione sono comunque numerosi ed è ovviamente interessante conoscere i principali avversari di Spotify ed i loro punti di forza prima di lanciarsi nel trading di queste azioni. Ecco quindi la lista dei principali concorrenti di Spotify.

  • Il gruppo francese Deezer è ovviamente uno dei grandi concorrenti di Spotify. Propone un catalogo di titoli molto vario grazie a dei buoni partenariati e propone delle formule di abbonamento con tariffe equivalenti a quelle di Spotify. Le funzionalità offerte da questi due giganti dello streaming di musica sono anch’esse molto similari.
  • Amazon Music, il servizio di musica in streaming di Amazon, è anch’esso un serio concorrente che comincia a sviluppare la propria offerta musicale in Europa, dopo quella del video on demand. Questo servizio è già accessibile da diversi anni negli Stati Uniti.
  • Google Play Music è il terzo più grande concorrente di Spotify. Sebbene il numero di utenti di questo servizio sia nettamente più basso di quello dei concorrenti precedentemente citati, questa piattaforma potrebbe accrescere le proprie funzionalità, e quindi la propria popolarità, negli anni a venire.
  • Apple Music è il servizio di musica on demand del gigante statunitense Apple ed ha tutto per conquistare gli utenti. Viene infatti considerato ad oggi il numero due mondiale dietro Spotify e rappresenta quindi una minaccia reale.
  • Infine, il francese Soundcloud, un tempo riservato ad artisti desiderosi di condividere la propria musica, sviluppa attualmente l’offerta a pagamento Go Soundcloud, una piattaforma di streaming più tradizionale che potrebbe svilupparsi notevolmente nei prossimi anni.

Al momento di mettere in opera una strategia di investimento sulla quotazione delle azioni Spotify sarà ovviamente necessario tenere conto delle informazioni relative ai concorrenti e realizzare un vero e proprio studio comparativo di questo settore di attività, visto che tutti questi attori sono in concorrenza diretta in considerazione del fatto che servizi e tariffe proposti sono molto simili.

 

Le alleanze strategiche strette dal gruppo Spotify

Nel 2016 il gruppo Spotify ha stretto un partenariato marketing unico nel suo genere con il sito e l’applicazione di incontri Tinder. Grazie a questo partenariato, gli utenti di Tinder possono ormai pubblicare un brano musicale nel loro profilo di incontri, ascoltare e condividere le loro canzoni preferite direttamente a partire dall’applicazione nonché vedere i profili dei single che hanno gli stessi gusti musicali.

Nel 2017 anche il gigante statunitense dello streaming video Netflix si è associato a Spotify con la finalità di creare una playlist interattiva in grado far conoscere agli utenti i loro punti in comune con i personaggi della serie Stranger Things. Un link attivato da Spotify permette quindi di conoscere il risultato di questo test sulla base dei titoli più frequentemente ascoltati tramite il suo software.

Nel 2018, subito prima della sua introduzione in Borsa, Spotify ha deciso di diversificare la propria offerta di streaming proponendo in particolare dei contenuti giornalistici grazie ad un partenariato con vari editori. Il primo servizio di questo tipo, che si chiamerà Spotlight, sarà un podcast quotidiano di notizie sportive e culturali derivanti da un partenariato con BuzzFeed. Questo servizio, disponibile inizialmente negli Stati Uniti, potrebbe prossimamente arrivare in Europa.

Infine, sempre ad inizio 2018, Spotify tenta di conquistare i quarantenni stringendo un partenariato strategico con Atol, azienda nel settore dell’ottica. Al momento dell’ascolto di un brano degli anni ’70 o ’80 su una playlist Spotify, uno spot inviterà gli utenti ad andare da un ottico di questo gruppo per fare un test della vista.

Dovete seguire con la più grande attenzione tutti i futuri partenariati stretti da Spotify perché potrebbero influenzare in maniera diretta o indiretta l’evoluzione del suo titolo in Borsa.

 

Analisi dell’introduzione in Borsa di Spotify

Era atteso da lunga data e infine il 3 aprile scorso il gruppo Spotify ha fatto il suo ingresso in Borsa. L’introduzione di questo titolo sul mercato borsistico ha per di più fatto molto parlare di sé perché la sua prima seduta si è chiusa con un rialzo del 12,9% sul mercato NYSE.

Il prezzo di riferimento delle azioni Spotify era stato fissato a 132 dollari il lunedì sera dal NYSE ma ha riaperto con un rialzo del 26% terminando poi a 149,01 dollari, cosa che ha permesso al gruppo di valorizzarsi nella misura di 26,5 miliardi di dollari (21,6 miliardi di euro). Come per qualsiasi introduzione diretta in Borsa, il prezzo di riferimento delle azioni Spotify era stato preventivamente determinato a partire della valorizzazione globale dell’azienda ovvero oltre 23 miliardi di dollari (18,75 miliardi di euro). A febbraio scorso tale valorizzazione era stimata a 20 miliardi di dollari in corrispondenza con alcune transazioni fuori mercato da parte degli azionisti esistenti.

L’introduzione in Borsa di Spotify è stata effettuata tramite una procedura di quotazione diretta, l’esatto opposto di quanto si osserva nel caso delle IPO (Initial Public Offering). Con la quotazione diretta il gruppo non può quindi raccogliere capitali freschi e realizza inoltre delle economie sulle commissioni in genere applicate dalle banche per le IPO. Questa specificità comporta l’obbligo, per gli azionisti esistenti, di attendere il reale ingresso in Borsa del titolo per vendere le proprie azioni e, per gli investitori interessati a entrare nel capitale, di attendere la quotazione reale delle azioni. Ciò lascia pensare che ci sarà della volatilità, almeno a breve termine e con numerose operazioni in attesa.

Il gruppo Spotify non è per il momento realmente redditizio, visto che non è stato generato alcun utile dai circa dieci anni di esistenza, ma gli investitori di Borsa sono soprattutto attratti dal potenziale di questa azienda che dispone di 71 milioni di utenti paganti. Spotify è infatti il numero uno mondiale del settore.

Il NYSE ha quindi raccolto gli ordini di acquisto e di vendita prima dell’apertura di martedì 3 aprile 2018 e li ha utilizzati per determinare la quotazione di apertura del titolo. Poiché il gruppo Spotify non ha nominato un supervisore per il piazzamento delle proprie azioni, la società Citadel Securities è stata incaricata di determinare la quotazione di apertura sul NYSE in collaborazione con Morgan Stanley.

C’è da scommettere che nelle settimane e nei mesi a venire la volatilità su questo titolo sarà ancora molto elevata. Per le vostre prese di posizione sarà senz’altro da privilegiare l’analisi tecnica.

 

Storico economico e finanziario della società Spotify

Per spingere oltre le vostre conoscenze sul gruppo Spotify è ovviamente necessario conoscere il suo storico economico e finanziario. Ecco quindi un riassunto degli eventi importanti e delle date chiave della sua storia.

  • 2009: Spotify inaugura uno dei suoi primi centri europei a Parigi. Nel 2010 dispone già di 7 milioni di utenti in Europa con oltre 250.000 abbonati a pagamento.
  • 2011: il gruppo Spotify beneficia di un investimento di oltre 100 milioni di dollari da parte di Digital Sky Technologies, un fondo di investimento statunitense, e la sua valorizzazione supera così il miliardo di dollari. Lo stesso anno il gruppo raggiunge il milione di abbonati e, inoltre, l’operatore telefonico francese SFR propone un servizio Spotify in una delle sue formule di abbonamento. Sempre nel 2011, Spotify sigla degli accordi con EMI, Sony Music, Major UMG e Warner.
  • 2012: Spotify sopprime il limite di 5 ascolti per brano in Europa ma non ancora in Francia, dove bisognerà attendere il 2013 perché questa limitazione sia rimossa. Lo stesso anno SFR interrompe il proprio partenariato con Spotify.
  • 2013: il servizio diventa accessibile dai browser web tramite Spotify Web Player.
  • 2014: il gruppo procede all’acquisizione della piattaforma musicale intelligente statunitense The Echo Nest. Lo stesso anno lancia con la società Uber un partenariato consistente nel proporre ai passeggeri dei brani musicali da ascoltare durante il tragitto. Nel corso di questo anno Spotify raggiunge i 50 milioni di utenti con 12,5 milioni di abbonati a pagamento. I risultati del gruppo restano in passivo con una perdita di 162 milioni di euro dovuta soprattutto al pagamento dei diritti alle società di distribuzione.
  • 2015: il numero di utenti di Spotify sale ad oltre 75 milioni con 20 milioni di abbonati paganti. I trasferimenti raggiungono i 3 miliardi di dollari. Lo stesso anno profitta in Francia di un partenariato con il gruppo Bouygues che gli consente di aumentare del 150% il numero di abbonati. Tuttavia, continua a non realizzare alcun utile nonostante una valorizzazione ad oltre 8 miliardi di dollari. Di conseguenza, sempre nel 2015, Spotify decide di entrare in concorrenza con la piattaforma YouTube lanciandosi nello streaming video.
  • 2016: il numero di utenti raggiunge i 100 milioni ma solo un terzo sono abbonati paganti. Inoltre, le perdite sono sempre maggiori e mettono il gruppo in una situazione di forte fragilità.
  • 2017: il gruppo conta 50 milioni di abbonati a pagamento nel mondo. Lo stesso anno stringe un partenariato con contratto di licenza con Universal Music Group. A giugno gli utenti sono 140 milioni. Tuttavia, le perdite rimangono elevate nonostante un volume d’affari in crescita. Lo stesso anno Spotify e Tencent Holdings effettuano una partecipazione incrociata e mettono in opera un partenariato finalizzato allo sviluppo in termini geografici della loro rispettiva diffusione.

 

I vantaggi e i punti di forza delle azioni Spotify come attivi di Borsa

Per sapere se le azioni Spotify abbiano probabilità di evolvere al rialzo a lungo termine è ovviamente necessario comprendere e conoscere i punti forti dell’azienda nonché le opportunità che le si presentano. Ecco quindi un riassunto degli elementi positivi di Spotify ovvero quelli che giocano a favore di un’evoluzione rialzista.

Per prima cosa, il gruppo Spotify beneficia di un buon posizionamento sul mercato della musica in streaming essendo al tempo stesso il pioniere di questo settore di attività e il numero uno mondiale in termini di numero di utenti. Questo vantaggio gli conferisce una certa fiducia da parte dei consumatori.

Spotify attrae gli utenti, abbonati o meno, anche per via della semplicità di utilizzo rispetto ad alcuni dei suoi concorrenti. Infatti, oltre alle applicazioni per Smartphone e del software per PC, tablet e altri supporti, Spotify è accessibile su Internet e dispone di un’interfaccia sia ergonomica che ludica. La possibilità di ascoltare della musica gratuitamente e senza nessuna forma di abbonamento è anch’essa un vero e proprio plus per questa azienda che trae degli introiti attraverso la vendita di spazi pubblicitari.

Spotify ha anche ben compreso che l’utilizzo dei social network per farsi conoscere è un’ottima strategia. Grazie alle sue playlist dà alla sua piattaforma un aspetto social che gli consente al tempo stesso di fidelizzare i suoi utenti attuali e di guadagnarne di nuovi.

Spotify non intende fermarsi ai servizi che propone attualmente e, dopo il recente lancio di un servizio di notizie in streaming, studia la possibilità di diffondere contenuti in diretta e sviluppa un proprio servizio di video on demand.

Infine, per quanto riguarda i plus di Spotify, va anche notato che la sua anzianità nel settore e la sua esperienza ne fanno un intermediario di fiducia per gli artisti e le case di produzione. Il gruppo è così in grado di negoziare i prezzi con gli artisti e di guadagnare la fiducia degli inserzionisti  cui propone degli spazi pubblicitari.

 

Gli inconvenienti e i punti deboli delle azioni Spotify come attivi di Borsa

Le azioni Spotify non presentano ovviamente solo dei vantaggi ed è altrettanto necessario mettere in conto la possibilità che a lungo termine questo titolo evolva al ribasso. Ecco quindi i principali punti deboli di questa società e le minacce che potrebbero pesare sulla sua redditività.

Per prima cosa, Spotify è conosciuta per il fatto che, per via della gratuità del suo servizio di base, i compensi che riconosce agli artisti sono poco vantaggiosi. A lungo termine ciò potrebbe creare dei problemi se i concorrenti dovessero riconoscere dei compensi più elevati.

Inoltre, sebbene molto completo, il catalogo di Spotify rimane limitato a causa degli artisti che frammentano i propri album.

Da notare anche che il business model di Spotify, che ha come obiettivo di spingere gli utenti ad abbonarsi tramite la riduzione dell’accesso al servizio gratuito, può portare ad un rallentamento della crescita di utenti negli anni a venire.

Inoltre, l’accanita concorrenza in questo settore di attività da parte dei suoi avversari in fase di pieno sviluppo come Apple, Amazon e Google potrebbe pesare sulla notorietà di Spotify e fargli perdere la sua posizione di leader del settore, tanto più che queste società beneficiano anche di una grande popolarità agli occhi del pubblico.

Anche i download illegali, sempre più presenti nonostante le procedure messe in opera per limitare il fenomeno, costituiscono un forte limite per le imprese del settore che nel tempo potrebbero subire un calo di abbonamenti.

Infine, ricordiamo che Spotify non realizza ancora degli utili. La riduzione delle sue perdite e la realizzazione di nuovi guadagni è quindi una delle sfide chiave dei prossimi anni.

Riassumendo, è interessante confrontare le forze e le debolezze del gruppo Spotify per determinare le probabilità di crescita dell’azienda e, quindi, delle sue azioni in Borsa.

 

Come realizzare una buona analisi fondamentale della quotazione delle azioni Spotify

Adesso che conoscete i punti forti e deboli del gruppo Spotify dovreste essere in grado di realizzare una buona analisi fondamentale della quotazione delle sue azioni in Borsa. Per aiutarvi, ecco un richiamo agli elementi da studiare in priorità:

  • L’evoluzione dei risultati del gruppo. Potete seguire questi risultati su base trimestrale prestando più particolarmente attenzione al livello di perdite e agli eventuali profitti futuri, visto che Spotify non produce ancora utili.
  • La concorrenza del settore non va trascurata visto che gli attori sono sempre più numerosi e conquistano giorno dopo giorno qualche quota di mercato.
  • Vanno anche seguiti con cura gli sforzi fatti da Spotify nel proporre dei servizi sempre più innovativi e nel distinguersi dai suoi concorrenti per attirare nuovi utenti.
  • Va da sé che tutti i partenariati stretti dal gruppo, soprattutto quelli che gli permettono di conquistare nuovi abbonati paganti, sono degli ottimi indicatori.
  • Vanno infine tenuti d’occhio tutti gli investimenti realizzati dalla società, soprattutto dopo la sua introduzione in Borsa.

Per realizzare questa analisi fondamentale potete utilizzare le informazioni dei giornali finanziari, seguire il flusso di notizie del vostro broker o consultare i dati degli analisti. Ad ogni modo, dovrete anche realizzare una buona analisi tecnica prima di prendere posizione su queste azioni.

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